mercoledì 25 febbraio 2009

La Madonna del cardellino

La Madonna del cardellino è un dipinto ad olio su tavola di cm 107 x 77 realizzato nel 1506 circa dal pittore italiano Raffaello durante il suo soggiorno nel capoluogo toscano.

Il dipinto fu realizzato per Lorenzo Nasi, ricco commerciante di panni di lana, in occasione del suo matrimonio con Sandra Canigiari, donna appartenente all'alta borghesia di Firenze.
Nel
1547 l'opera fu ridotta in 17 pezzi a causa del crollo della casa in cui trovava collocazione, colpita dallo smottamento della collina su cui il palazzo poggiava. I frammenti furono recuperati e rimessi insieme. Del danno subito, scrive nel 1568 Giorgio Vasari: «Ritrovati i pezzi fra i calcinacci della rovina furono da Battista, figlio di Lorenzo, amorevolissimo dell'arte, fatti rimettere insieme in quel miglior modo che si potesse».

Dopo una serie di maldestri interventi di restauro ottocenteschi, l'opera è stata sottoposta a 9 anni di attento recupero, culminati in un ripristino presscohè totale del dipinto e della colorazione originale. Dopo la mostra di presentazione a Palazzo Medici Riccardi, conclusa il 1 Marzo 2009, adesso la Madonna del cardellino trova nuovamente il suo giusto spazio all'interno della Galleria degli Uffizi

giovedì 25 settembre 2008

Un Tuffo nella Storia 2008 - Passo del Giogo - Scarperia




Rievocazione storica delle battaglie di sfondamento della Linea Gotica durante la seconda guerra mondiale. Il passo del Giogo fu uno dei teatri di questo tragico evento, fedelmente ricostruito dall'associazione "Linea Gotica Toscana".

“ Un Tuffo nella Storia: 1944-2008”
1° Museo vivo a cielo aperto - 4a Edizione
Visita ricostruita ad un campo di battaglia della 2ª Guerra Mondiale
con veicoli, carri, equipaggiamenti, tende, curiosità e soldati in movimento

per info http://www.goticatoscana.it

martedì 9 settembre 2008

La Rificolona

Alla vigilia della Natività di Maria, i contadini delle montagne casentinesi e pistoiesi si incamminavano verso Firenze per festeggiare la ricorrenza in piazza Santissima Annunziata, dove proprio l'8 Settembre si teneva una grande fiera in cui potevano vendere i loro prodotti. Lungo il cammino, illuminavano la strada con lanterne di varie forme che usavano ovviamente anche in città. I salaci fiorentini non potevano di certo risparmiarsi dal prendere in giro questi rozzi personaggi che sembravano così strani ad un cittadino, e particolare oggetto dello scherno erano le contadine con i loro modi spicci e i goffi vestiti.
Così ogni anno soprattutto i giovani si ritrovavano per fare chiasso e prendere in giro i campagnoli e, ispirandosi proprio alle forme e ai vestiti delle donne di campagna, cominciarono a costruire le proprie lanterne, che con il passare del tempo si chiameranno proprio rificolone. Fiericulone era infatti il soprannome dato alle donne, sia perchè partecipavano alla fierucola sia per richiamare le curve abbondanti delle stesse.
In mezzo a tanta confusione, vien da sè che qualcuno iniziasse a tirare bucce di cocomero per far incendiare le lanterne e sono proprio queste lampade, ancora amatissime dai più piccoli, ad essere arrivate fino ai nostri giorni anche se le forme sono diversissime (dalla mezzaluna al fanale, dal treno al razzo) e le bucce di cocomero sono state sostituite da più efficienti e precise cerbottane. Così ogni anno, la sera del 7 Settembre, giardini e piazze di Firenze si animano di bambini con le loro lanternine in una festa sempre amata.




Festa Fiorentina
della Rificolona

martedì 17 giugno 2008

La Cena dello Imperatore


Peretola - San Biagio a Petriolo


"Roma caput mundi, Peretola secundi"

Dai vecchi del paese questo detto veniva pronunciato con tono grave ed assentendo con la testa ma nessuno sapeva spiegarne il significato. La comparsa dell’imperatore d’Oriente a Peretola, con tutto il misterioso fascino che il personaggio emanava nell’antica mentalità popolare, fu senz’altro un evento che all’epoca onorò il paese e tali fatti lasciavano sempre traccia nella memoria locale. Considerando come nel Rinascimento fosse assai attenuato il mito degli imperatori romani non è da escludere che il curioso detto abbia origine proprio da questo avvenimento.
L’imperatore di Costantinopoli Giovanni VIII, il Paleologo, il 27 luglio 1439 comparve con il suo seguito sulla piazza di Peretola ed il caso volle venisse ospitato da Giovanni de’ Pilli nel suo palazzo di Petriolo.A tal proposito, nel borgo di Petriolo, qualche secolo dopo, arrivò un altro grande dignitario orientale quale il principe indiano Rajaram Chuttraputti Maharajah di Kholapur, dell’evento resta il bellissimo monumento ed il toponimo l’Indiano. Ma torniamo all’imperatore di Costantinopoli come lo troviamo nelle memoria di Giovanni de’ Pilli.


“A di 27 di luglio MCCCCXXXVIIII, trovandomi io Giovanni di Jacopo di Latino de’ Pigli in su lora terza, o poco prima, sulla piazza di Peretola, vidi venire, dalla via di Prato, messer Agnolo di Jachopo Acciaiuoli chon alcuanti famigli, et dicto sonando alla porta della chiesa di Peretola, et fece pichiare alchune volte. Et veggendo io non gl’essere aperto, andai allui, et domandolo quello andassi faciendo, et quello voleva dal priore, sella mia domanda era honesta. Rispuosemi: io vengho da Pistola et da Prato in chompagnia dello imperadore di Chostantinopoli”.II prete rifiutò l’ospitalità chiesta dall’Acciaiuoli, a tal punto Giovanni de’ Pilli propose il suo palazzo a Petriolo che venne di buon grado accettato.“et diritto a chasa nostra lo chondusse, nella quale venne chon quaranta in cinquanta chavagli molto bene a punto et chon molti suoi baroni, signori e gentili huomini; er perche lui era perduto nelle gambe entro insino nella nostra sala a chavallo (…) e quivi dormi uno sonno per insino che quegli suoi providono al suo mangiare (…) Et nota, chella prima vivanda mangio una insalata di porcellana et di prezemoli chon molte cipolle, et lui stesso volle nettare.Dipoi ebono pollastri e pipioni lessi, e dipoi pollastri e pipioni squartati e fritti nella padella con lardo (…) ellultima sua vivanda fu certe huova gettate in sui mattoni chaldi, dove serano cotte laltre cose; e messogliele in una scodella chon molte spezie (…) In sulla sera, a ore XXIII, e per ventura più tardi, messere Agnolo mando per me, chero nellorto chon quelli suoi gentili huomini, et feciemi inginocchiare ai piedi del detto imperadore (…) e menatogli il chavallo in sala, e serrato luscio, monto a chavallo, e tennono alla via di Firenze lungho larno. Et noi dipoi, a chommemorazione delle suddette chose, faciemo dipignere larme sua di sopra luscio della nostra sala, chome anchora si vede.”


A memoria dell'evento sulla facciata del palazzo de' Pilli verrà scoperta una lapide marmorea.


Note a cura di Marco Conti


Ecco invece come l’assessore Eugenio Giani al Turismo di Firenze commenta l’evento:


“La cena dell’Imperatore vuole rievocare l’episodio storico che evidenzia la rilevanza che Peretola ha avuto quale centro autonomo da Firenze nel contesto di una vasta area che da Prato al centro storico di Firenze evidenziava comunità con una propria storia e identità.


Peretola è cresciuta nel tempo come borgo e quindi come paese per l’importanza fondamentale delle vie di comunicazione, le attuali strade ‘Pratese’ e ‘Pistoiese’, fondamentali riferimenti per l’attraversamento trasversale dalla Toscana da Firenze al mare, ma anche snodi per l’attraversamento degli Appennini nei vari punti che ogni epoca storica ha singolarmente privilegiato, dal passo delle Radici, alle montagne Pistoiesi.


Peretola costituiva centro di alloggio per viandanti che lambivano Firenze senza dover entrare nelle antiche mura che peraltro venivano chiuse all’imbrunire.


Fu motivo di grande orgoglio e rilevanza storica per Castruccio Castracani, ci raccontano le Cronache di Giovanni Villani, arrivare ad occupare Peretola per organizzare il definitivo assalto a Firenze nei primi anni del secolo XTV, salvo poi essere impossibilitato dal sopraggiungere della morte con malattia febbrile che lo portò a soccombere in appena tre giorni.


La vitalità e senso di autonomia della parte ad Ovest di Firenze del resto è ben presente agli storici che sanno come fino al 1930 Brozzi e Peretola siano stati Comune autonomo dotati di proprio Municipio, organi partecipativi, capacità di indirizzo e decisione sullo sviluppo locale.


Non vi è quindi certo da meravigliarsi se nel Borgo che ha dato origine al ceppo dei Vespucci, così caro al celebre Amerigo, l’Imperatore Giovanni VIII Paleologo abbia deciso di fermarsi una calda sera di luglio del 1439 quando, per volontà di Cosimo il Vecchio, Firenze era al centro del più grande evento internazionale per la Cristianità: il Concilio con il quale il Papa Eugenio IV intendeva proporsi il delicato e grandioso obiettivo della riunificazione fra la chiesa Cattolica d’Occidente e quella Ortodossa d’Oriente.


Giovanni VIII Paleologo veniva da Prato e probabilmente intendeva essere ospitato nella chiesa, ma l’ospitalità del nobile Giovanni dei Pilli gli consentì di trascorrere serenamente la notte nel palazzo di famiglia della nobile dinastia ‘de Pigli’. Si tratta di un episodio che sarà ricordato in una lapide posta sul palazzo a cura del Circolo Bruno Cecchi, meritoria istituzione di Peretola.


Occorre trarre spunto da questo episodio per capire come la storia di Peretola e Brozzi debba essere attentamente riscoperta e valorizzata trovando sempre più; occasioni di ricordo dell’identità dell’antico centro oggi integrato nel più complessivo sviluppo di Firenze.


Grazie a Marco Conti e al Prof. Marco di Branco per la passione e competenza del loro lavoro di ricerca, a Renzo Funosi per l’insostituibile ruolo di organizzazione e promozione delle realtà sociali operanti a Peretola.”

La trattoria "da Burde", con i suoi cento anni di attività, costituisce un punto di riferimento gastronomico e culturale locale. L'ambiente è caratterizzato da un arredamento stratificatosi durante il suo lungo trascorso storico. La trattoria fa parte degli esercizi storici fiorentini e la sua cucina è stata anche codificata come "tipica" dal Comune. Specializzata nella cucina fiorentina a carattere familiare, fra l'altro, propone anche gli antichi sapori dei piatti medioevali.


LINK ALLA TRATTORIA: http://www.burde.it/

lunedì 3 settembre 2007

Compagnia del Piagnaro - Pontremoli (MS)



La Compagnia Del Piagnaro è un'Associazione libera, apartitica ed aconfessionale di carattere sportivo dilettantistico, ricreativo, culturale e senza scopo di lucro.Si è costituita in data 7 maggio 2005 grazie all'iniziativa di numerosi privati e delle seguenti associazioni: Confesercenti di Pontremoli, ACLI di Pontremoli, PRO LOCO di Pontremoli, CRAL Endas Ospedalieri, Centro Lunigianese Studi Giuridici, Comune di Pontremoli, Associazione Musicale Lunigianese. La C.D.P. si propone le seguenti finalità: riscoprire le tradizioni storiche, culturali, folcloristiche e sportive dilettantistiche;sviluppare relazioni, scambi fra i Gruppi in occasioni di manifestazioni storico culturali, folcloristiche e sportive dilettantistiche;avviare un'ampia propaganda delle Antiche tradizioni medievali nelle scuole;sviluppare la conoscenza dell'arte del folclore ed ogni espressione della cultura popolare;organizzare manifestazioni di ogni genere per indirizzare l'utilizzazione del tempo libero a fini culturali, ricreativi, sociali e sportivi e sostenere e favorire l'attività sociale di aggregazione fra i singoli soci e tesserati per stimolare e sviluppare i migliori sentimenti e la formazione di tutti.



L' associazione è comprensiva di diversi gruppi:



- Sbandieratori


- Musici


- Arceri


- Armigeri


- Danzatrici




SBANDIERATORI
La presenza della bandiera tra le truppe comunali era il segno dell'orgoglio cittadino ed esprimeva un'esigenza tattica, come punto di riferimento durante il combattimento. Lo scambio e il movimento delle bandiere ricorda il momento del pericolo, quando si deve evitare che il nemico se ne impadronisca. Se l'alfiere, sebbene giovane e forte, può essere sopraffatto, la bandiera deve essere salva. Di tutto questo oggi e rimasto l'aspetto estetico e lo spettacolo, che determinano un'atmosfera di festa di cui e protagonista una gioventù che è marziale senza durezza, elegante, nobile e forte, salda e vibrante. Il Gruppo degli "Sbandieratori della Compagnia del Piagnaro" è in grado di disporre di otto sbandieratori operanti in costume, in grado di svolgere singoli, coppie, trii ecc... sino alla piccola e grande squadra.



LINK

http://www.compagniadelpiagnaro.it/

Commenti

Il gruppo presenta una tecnica e un'organizzazione professionale e di grande impatto e si distingue per la giovane età dei suoi componenti, che donano inoltre un irresistibile tocco di simpatia e dinamismo all'associazione. I costumi sono belli e di buona fattura, così come le bandiere e gli strumenti musicali. La manifestazione Medievalis è ben curata anche se a mio parere sarebbero necesseri alcuni accorciamenti della parte con i balletti, troppi, troppo lunghi e quasi tutti uguali. Voto 10+

Nota personale: sono un gruppo di persone gentilissime e squisite, sono contento della nostra amicizia

domenica 1 luglio 2007

1000 Miglia

Storia
La corsa venne ideata come unica gara e organizzata dai conti Aymo Maggi e con l'aiuto dell'eclettico Renzo Castagneto dotato di ottime capacita' organizzative, in risposta alla mancata assegnazione a Brescia, loro città natale, del Gran Premio d'Italia. Insieme a Franco Mazzotti primo finanziatore. Fu scelto un percorso a forma di "otto" da Brescia a Roma e ritorno, su una distanza di circa 1.600 km (corrispondenti a circa mille miglia, da cui il nome). Solo dopo la fine della Mille Miglia si decise, visto l'enorme successo, di ripetere questa stupenda follia. Nelle successive edizioni il tracciato fu modificato per tredici volte. La prima edizione partì il 26 Marzo 1927, con la partecipazione di settantasette equipaggi, due soli dei quali stranieri (al volante delle piccole Peugeot 5 HP spider). Ventidue vetture furono costrette al ritiro e cinquantacinque portarono a termine la corsa. I vincitori - Ferdinando Minoia e Giuseppe Morandi - a bordo di una OM, completarono il percorso in 21 ore, 4 minuti, 48 secondi e 1/5 alla media di Kmh 77,238.
La corsa fu interrotta nel 1940 a causa della partecipazione dell'Italia alla seconda guerra mondiale
. La corsa riprese alle 14.00 del 21 Giugno 1947 con la vittoria di Biondetti in coppia con Romano sulla poderosa e potentissima "Alfa Romeo 8C 2900B <> berlinetta Touring" in 16 ore 16 minuti e 39 secondi. Ma il recod assoluto se lo aggiudicò il famoso pilota inglese Stirling Moss che nel 1955 percorse i 1600 km in 10 ore e 8 minuti, al volante di una Mercedes 300 SLR numero 722. Si narra che il suo navigatore Denis Jenkinson compì una ricognizione del percorso, annotandone le caratteristiche su un rotolo di carta lungo quattro metri e mezzo che usò per dirigere Moss durante la gara.
Nel
1957 un fatale incidente avvenuto presso Guidizzolo in provincia di Mantova, e causato dallo scoppio di uno pneumatico, costò la vita al pilota spagnolo Alfonso de Portago, al navigatore americano Nelson, e ad undici spettatori (fra cui cinque bambini). La corsa venne definitivamente sospesa. A seguito dell'incidente Enzo Ferrari, costruttore della vettura coinvolta nell'incidente, subì un processo che durò alcuni anni dal quale uscì assolto.
L'Automobile Club di Brescia effettuò un tentativo per dare continuità alla corsa e nel
1958, nel 1959 e nel 1961, di fronte alla irremovibilità delle autorità che non concessero i nulla-osta necessari per le corse di velocità su strada, organizzò tre edizioni ancora denominate Mille Miglia ma disputate secondo una formula che prevedeva brevi tratti di velocità alternati a lunghe tratte di trasferimento da percorrere alla velocità media di 50 Kmh (con penalizzazione per gli eventuali ritardi).
La Mille Miglia rese famosi in tutto il mondo marchi di auto Gran Turismo
, come la Alfa Romeo, la Lancia e la Ferrari. Dal 1977 il nome Mille Miglia è stato ereditato dalla Mille Miglia Storica, una parata e gara di regolarità di auto d'epoca prodotte prima del 1957 che ricorda una vera e propria rievocazione storica. La gara si svolge su un percorso Brescia - Roma e ritorno simile a quello originario, con partenza e arrivo nello stesso punto della città in cui avvenivano nella gara tradizionale (allora Viale Rebuffone, oggi Viale Venezia).

Link utili
http://www.millemiglia.it/













lunedì 23 aprile 2007

La liberazione di Greve in Chianti - La strada del cuore 2007

Storia

Il 25 luglio 1943 era domenica, una bella giornata d'estate. Il cinema A.Boito di Greve era gremitissimo, quando alcuni paesani, timidamente sorridenti, entrarono nella sala annunziando la caduta di Mussolini. La programmazione venne interrotta, si accesero le luci e la gente si riversò all'aperto a commentare la notizia: tutti avevano nell'animo la speranza di una rapida fine della guerra. Il giorno dopo alle finestre apparve il tricolore e comparvero anche sui muri delle scritte inneggianti al Re, alla libertà, a Badoglio nonché scritte di natura politica che furono fatte subito cancellare, su invito del prefetto, dal Comune. Ma non fu impedita la scalpellatura degli emblemi fascisti esistenti sul palazzo municipale, sulle scuole, sulla casa del fascio, sul monumento ai caduti. Furono tolti anche i fasci impressi nella ghisa delle fontane pubbliche."Caduto il regime - scrisse Don Corrado Raspimi, parroco di Cintola Alta, nella sua Cronaca dell'emergenza - la gente si dette a ...a dispetto della carestia con crescendo fino al dì 8 settembre. La sera di quel giorno si sentì un gran vociare intorno alla collina. Mi affacciai - Signor pievano, suoni le campane, c'è la pace! Dopo mezz'ora la chiesa era gremita: mi si pregò di cantare il Te Deum-(...) poco dopo laggiù per la strada, ridevano, cantavano, gridavano e saltavano come matti. Alcuni giorni dopo, motociclette biciclette, cavalli montati, cavalli senza cavaliere, uomini in divisa, soldati senza fucili, chi con uno, chi anche con due, scorrazzavano da tutte le parti. Era il capitombolo da tutti previsto e il crollo di tutte le bugie dette dal 24 maggio del 1915 ad oggi".
Intanto sui monti intorno a Greve si andavano formando gruppi di partigiani. Particolarmente numeroso era quello stabilitosi in alcuni rifugi sotto Montemoggino sul . massiccio del Monte Scalari. Particolarmente dura per la comunità grevigiana fu l'estate del 1944 per il passaggio del fronte sul territorio. Da parte delle truppe germaniche si ebbero tre rappresaglie: a Pian d'Albero; alla fattoria di Querceto a Dudda; alla Villa Buonasera alla Panca. Nella prima vi furono 4 partigiani caduti in combattimento e 18 impiccati; nella seconda 7 fucilati e nella terza 5.
Per quest'ultima rappresaglia, solo dopo la liberazione del Comune i familiari seppero dell'accaduto e piansero i loro cari: Corinto Burgassi, Fedele e Ferdinando Vettori, Natale Picaneti e Livio Contri. A questi vanno aggiunti altri 12 caduti passati per le armi fra il 24 ed il 28 luglio. Nella mattinata del 24 luglio le prime pattuglie alleate entrarono in Greve. Due giorni dopo si insediò, nei locali della cooperativa Italia Nuova tra gli operai di Greve, il Comitato di Liberazione Nazionale (C.L.N.) composto da Carlo Baldini, Emilio Ciucchi,. Forese Donati, Tertulliano Favalli, Gino Mori e Giovanni Mugnaini. Ripresero prontamente servizio tutti i dipendenti comunali; vennero riaperte le banche, gli uffici postali, l'esattoria e tesoreria comunale, il consorzio agrario e molti negozi. La popolazione, precedentemente sfollata, rientrò in massa nel paese, anche perché il giorno prima le campane della chiesa avevano suonato a distesa per circa mezz'ora, con intervalli di cinque minuti. Le quattro campane furono suonate soltanto dal proposto Don Alessandro Ferretti e da Carlo Baldini, poiché nel paese erano rimaste pochissime persone e per di più quasi tutte invalide. Al suono delle campane di Greve risposero quelle delle chiese delle parrocchie che erano state liberate: i tedeschi udirono questo suono di liberazione. Su invito pressante del capitano delle Guardie Scozzesi R.W. Burkley, governatore militare della zona, il 27 mattina si riunì il C.L.N. per designare il sindaco. L'assemblea decise di designare il dott.cav. Italo Stecchi, farmacista del paese e già sindaco del Comune varie volte prima del fascismo. Il nominativo venne presentato, per delega, al governatore da Gino Mori e Carlo Baldini. Ebbe così inizio la nuova vita democratica nel Comune: il fronte passava ancora da Testa Lepre, Testi, Spedaluzzo, Monte Scalari, ossia soltanto la metà circa del territorio comunale era stato liberato; lo stesso capoluogo era ancora soggetto a cannoneggiamenti che durarono fino al 29 dello stesso mese con diurna cadenza. (tratto da www.goticatoscana.it)



La strada del cuore 2007

Per celebrare il 63° della Liberazione della città, dal 20 al 22 Aprile 2007 si è tenuto un grande raduno di veicoli militari d'epoca e figuranti in divisa. Centinaia di persone e almeno 90 veicoli da tutta Italia e anche dall'estero si sono riuniti per ricordare gli eventi storici, visitare i "luoghi della memoria" e rievocare l'ingresso delle truppe nella piazza del comune squassata dalle bombe.