
L'antica città di Volterra fu fondata su un colle di 545 metri che divide la val di Cecina dalla val d'Era e dista circa 80 km sia da Firenze che dal mare. Lontana dalle coste e dalle incursioni piratesche ma dominante sul territorio circostante, questa posizione ha reso strategicamente importante il borgo fin dai tempi antichi. I primi insediamenti umani risalgono già al Neolitico, ma lo sviluppo vero e proprio dell'abitato arrivò nel VII secolo a.c. con le popolazioni etrusche, che battezzarono il luogo "Velathri", facendolo diventare uno dei dodici centri più rilevanti della loro civiltà. Il villaggio raggiunse al tempo una popolazione stimata intorno alle 25.000 unità - cifra esorbitante se si considera che attualmente la città conta 13.000 abitanti - e fu chiuso all'interno di una cinta muraria lunga oltre 7 km che lo reso inespugnabile e riuscì a crescere e a sviluppare una fiorente economia.
L'indipendenza del borgo durò fino al III secolo a.c., quando tutta l'Etruria fu conquistata da Roma. Seguirono secoli di calma, fino al periodo delle invasioni barbariche, quando il paese fu occupato prima dagli Eruli, poi dai Goti e successivamente dai Longobardi che lo amministrarono fino a quasi la fine dell'VII secolo.
Nel Duecento Volterra assunse un assetto comunale, dando il via alla costruzione dei monumenti che ancora oggi ne costituiscono il patrimonio storico e artistico.
Nel Quattrocento entrò nelle mire della Firenze medicea di Lorenzo il Magnifico che, per dare ai Volterrani un segno tangibile della propria supremazia e ai Senesi un monito concreto, fece ampliare la Rocca Vecchia con la costruzione di una poderosa Rocca Nuova, ancora oggi monumentale costruzione che domina la città. Nel 1530, in un'ultima disperata speranza di riacquistare le libertà perdute, Volterra si ribellò ai fiorentini in guerra con i Medici, alleandosi con questi ultimi, ma fu ripresa e nuovamente saccheggiata dal Ferrucci. Restaurati i Medici a Firenze, Volterra perse definitivamente la propria indipendenza, e divenne una delle città dello stato mediceo di cui seguì le sorti; ma con il dominio granducale inizia per Volterra e il suo territorio un perido di lenta ma progressiva decadenza che si protrarrà fino a tutto il XVIII sec.
Verso la fine del XVIII sec. e nella prima metà del XIX sec. si registrano incrementi nell'agricoltura, nella commercializzazione dell'alabastro e un decisivo miglioramento nei collegamenti viari mentre l'abitato urbano è oggetto di un generale adeguamento e riordinamento.
Nella seconda metà del secolo, dopo l'unità d'Italia, a parte alcune ristrutturazioni degli spazi all'interno del centro storico per far posto agli uffici del nuovo regno, l'intervento di maggior rilievo è la creazione dell'ospedale psichiatrico (1888). Infine il 13 marzo 1860 con 2315 voti favorevoli, 44 dispersi e 78 contrari Volterra vota la sua annessione all'Italia unita, pagando il suo contributo di sangue sia all'edifiazione dell'unità nazionale nella guerra 1915-18 sia alla lotta di resistenza contro il fascismo. In passato l'economia del territorio si basava soprattutto sulla estrazione del rame, dell'allume, dell'alabastro e del sale che venivano lavorati nelle manifatture volterrane ed esportati. Oggi, con l'emigrazione avvenuta nel secondo dopoguerra, l'industria si basa su piccole aziende artigianali per la lavorazione dell'alabastro, sull'estrazione del salgemma, su qualche industria metelmeccanica e chimica; la popolazione residente dalle 17.840 unità nel 1951 è scesa a 13.800 nel 1991.
Piazza San Giovanni - Se la Piazza dei Priori è fin dall’età comunale il centro della vita politica cittadina, la piazza di San Giovanni è il fulcro della vita religiosa. Questa separazione tra spazi del potere temporale e spirituale è una caratteristica della pianta urbanistica di molte città medievali, soprattutto in Toscana.
Porte - La cinta medievale volterrana fu edificata nel secolo XIII. Iniziata, al sorgere del secolo durante il regime consolare, come rifacimento e rafforzamento della muraglia etrusca, fu proseguita metodicamente fino al 1254, anno in cui i fiorentini imposero con le armi il costituto popolare e il governo di parte guelfa. Nel 1260 il regime ghibellino, succeduto a quello guelfo, constatata la vulnerabilità del sistema difensivo volterrano dovuta al troppo esteso perimetro del circuito etrusco, ingaggiò quaranta maestri di pietra finché la città non fosse completamente murata: iniziato nell'autunno del 1260, il lavoro fu portato a termine nel giro di pochi anni. Ben 8 porte si aprono nella cinta:
Porta all'Arco, etrusca, inserita nel ricorso delle antiche mura del V sec. a.C., deve senza dubbio la sua conservazione al suo utilizzo nella cinta medievale cittadina del XIII sec.. La costruzione di questa porta sembra si debba riferire a tre epoche diverse: i fianchi formati da blocchi rettangolari come le mure e a queste contemporanei, mentre gli archi, in tufo sembrano una ricostruzione avvenuta dopo l'assedio di Silla (80-82 a.C.). Di incerta collocazione le tre teste poste a decorazione dell'esterno, che potrebbero evocare sacrifici di vite umane nella conservazione di nuove costruzioni, o un ricordo del costume di affiggere alle porte le teste tagliate dei nemici vinti. Forse potrebbero rappresentare Giove e i Dioscuri, oppure la Triade Capitolina, Giove Giunone e Minerva.
Porta a Selci, a semplice arco a tutto sesto, fu costruita nel XVI sec. in sostituzione della più antica, detta anche del Sole, rimasta interrata per gli ampliamenti della Rocca Vecchia nel XV sec.. Da porta a Selci si diramavano le strade verso il territorio Senese. Molto interessanti le targhe commemorative poste accanto a questa porta, che ricordano la presenza dei Volterrani in quasi ogni evento bellico a partire dall'Unità d'Italia alla lotta di Resistenza contro il nazifascismo.
Porta Marcoli, costruita, forse, nel XIV sec., metteva in diretta comunicazione con il monastero olivetano di S. Andrea (oggi Seminario) e serviva di comodo accesso agli agricoltori della campagna circostante.Porta di Docciola, costruita nel XIII sec. metteva in comunicazione la città con la vallata circostante, ricca di acqua e lussureggiante di vegetazione. La porta conserva le strutture caratteristiche delle porte volterrane del XIII sec. con un arco interno ed esterno a tutto sesto e con all'interno un arco ogivale entro cui si svolge un arco ribassato o scemo.
Porta Fiorentina, detta anticamente di S. Agnolo per la vicina chiesa dedicata all'arcangelo, offre la stessa struttura architettonica delle porte volterrane, anche se sono visibili evidenti rimaneggiamenti eseguiti nel XVI sec., quando la porta, durante l'assedio del 1530, fu colpita nella torre sovrastante dove era racchiuso un deposito di munizioni. Da questa porta si diparte la via per Firenze, attraverso l'Era, Castagno, Gambassi, e Castelfiorentino.
Porta San Francesco, detta anche di Santo Stefano o Pisana, perché attraverso la Val d'Era portava a Pisa. È l'unica porta che conserva nella volta tracce di affreschi che, come sappiamo, erano presenti in tutte le porte di accesso alla città. All'interno, a destra, è scolpita la canna pisana, unità di misura leggermente più lunga di quella volterrana, scolpita sulle facciate del Palazzo dei Priori.
Porta San Felice, costruita da un solo semplice arco a sbarra che si appoggia a due tronchi disgiunti di mura castellane, anomala rispetto alle altre porte cittadine, offre insieme alla cappellina del santo con il campanile a vela, e lo sfondo di orizzonte, che si offre all'infinito verso il mare, un quadro quanto mai pittoresco rendendolo uno dei luoghi più suggestivi della città.
Porta Diana, fuori della cinta delle mura medioevali, in direzione della Val d'Era, oltre il cimitero comunale, si trova quello che rimane di questa porta etrusca. Il tempo non è riuscito a distruggere la porta che collegava la città con la principale necropoli etrusca.
Acropoli - È una vasta area in Piano di Castello dove attraverso varie stratificazioni è possibile leggere la nascita e lo sviluppo della città, a partire dalla preistoria fino al secolo XV. Ben visibili appaiono le fondamenta di due edifici, identificati come templi A e B separati da una strada intertemplare che circonda e delimita in parte il luogo cultuale.
Resti di abitazioni di età ellenistica, un complesso sistema di cisterne fra cui la cosiddetta Piscina, impianti di torri medievali e strade poggianti su fondamenti più antichi, lo sterminato paesaggio che va dal Mar Tirreno agli Appennini rendono questo luogo uno dei più interessanti e piacevoli della città.Teatro Romano - Fatto edificare in età augustea dalla famiglia Caecina, sul tipo degli odeon greci, cioé sfruttando il declivio del colle, vi si accedeva dalla zona del foro (chiesa di San Michele "in loco a foro") attraverso sistemi scalari, oggi non più visibili per il persistere delle mura medievali sul muro perimetrale della summa cavea. Resta il piano con tre grandi esedre da dove attraverso scale coperte si scendeva al criptoportico e quindi all'ima cavea dove sono ben visibili le file di sedili dei settori centrali in tufo di Pignano e gli "itinera scalaria" cioè i gradini di accesso ai posti in pietra di Montecatini.
La prima domenica di settembre alle ore 15,15 esatte tutte le campane delle contrade suonano contemporaneamente ed è in quel momento che i quattro cortei provenienti da altrettante porte della città medievale si dirigono in piazza per dare vita al torneo.
Passeggiando per Volterra la prima domenica di settembre sembra proprio di essere ritornati indietro nel tempo di sei secoli fra soldati e balestrieri, cavalieri e madonne, araldi e vessilliferi, bandiere multicolore che volteggiano accompagnate da rulli di tamburi e squilli di chiarine, in una scenografia veramente unica.
L'Omaggio di Primavera - Ha origini antichissime, rifacendosi addirittura ad un rito pagano quando, in occasione dell'equinozio di primavera, il popolo volterrano festeggiava il passaggio dal buio alla luce rendendo omaggio al risveglio della natura dalla lunga pausa invernale mediante l'abbellimento della città con ghirlande di fiori primaverili. Con l'Omaggio di Primavera, il Gruppo Storico Sbandieratori, il Lunedì di Pasqua di tutti gli anni, intende offrire ai numerosi turisti che nel periodo pasquale affollano la città la rievocazione di questo antico rito pagano, con una nota di folclore e di allegria. La manifestazione si svolge al mattino: alle 11,15 il Corteo Storico, composto da una cinquantina di figuranti in costumi medievali, si muove dalla Porta a Selci e, percorrendo tutto il centro storico, arriva in Piazza dei Priori dove dà vita al carosello di bandiere. Numerose coreografie accompagnano l'esibizione degli sbandieratori, alcune delle quali si rifanno a fatti storici avvenuti nella Volterra medievale e rinascimentale.
Alabastro - Volterra è una città d'arte della Toscana, unica ed irripetibile, dove lo stesso paesaggio così mutevole nell'alternarsi delle stagioni contribuisce ad esaltare l'alone di mistero, di solitudine e di romantica tristezza che la pervade.
E' una città di pietra, perché di pietra sono le strade, di pietra sono le sue torri e i suoi palazzi e di pietra sono le sue mura austere. Tutto è fatto di una pietra giallo-grigia, il panchino, da cui spesso affiorano conchiglie di rara bellezza. E di pietra, d'alabastro, è anche il suo artigianato.
La provenienza del nome "alabastro" è certamente egizia e forse deriva dalla città di Alabastron, celebre anticamente per la fabbricazione di vasetti e di anfore destinati a conservare i profumi. http://www.comune.volterra.pi.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/84
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http://www.comune.volterra.pi.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/1

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